mercoledì 15 maggio 2013

Interpretazione diabolica di un Motore

Un simpatico adesivo per l'auto

Il narratore Casaubon è entrato nel circolo vizioso delle riletture diaboliche, in maniera talmente soffocante da riuscire a fornire l'interpretazione di un autoveicolo e delle sue parti in una chiave estremamente insolita. Quello che propone è un parallelismo con l'Albero delle Sephirot, antichissima raffigurazione ebraica delle dieci emanazioni, principi basilari, riconoscibili nella molteplicità disordinata e complessa della vita umana, capaci di unificarla e darle senso e pienezza.

"«Ieri sera mi è capitato tra le mani il manuale per la patente B. Sarà la penombra, mi ha colto il sospetto che quelle pagine dicessero Qualche Cosa d'Altro. E se l'automobile esistesse solo come metafora della creazione? [...] Ciò che è sotto è come ciò che è sopra. È l'albero delle sefirot.»"

Innanzitutto Casaubon fa un piccolo conto: motore di testa, due ruote anteriori, la frizione, il cambio, due giunti, il differenziale e le due ruote posteriori: dieci articolazioni, come le sephirot.

"«Al sommo il Motore, Omnia Movens, di cui diremo che è la Sorgente Creativa. Il Motore comunica la sua energia creativa alle due Ruote Sublimi — la Ruota dell'Intelligenza e la Ruota della Sapienza.» [...]

«E con motore a trazione posteriore?»

«Satanico. Coincidenza del Supero e dell'Infimo. Dio si identifica con i moti della materia grossolana posteriore. Dio come aspirazione eternamente frustrata della divinità. Deve dipendere dalla Rottura dei Vasi.»
«Non sarà la Rottura della Marmitta?»"
L'albero delle Sephirot

In seguito viene la frizione, vista come allegoria della Grazia, che stabilisce o interrompe la corrente d'Amore che la lega al Motore Supremo. Di lì lo Scrigno del Mutamento —o cambio, secondo i positivisti— che è il principio del Male, perché permetterebbe alla volontà umana di rallentare o accelerare il processo continuo dell'emanazione. Per questo il cambio automatico costa di più, perchè è l'Albero stesso a decidere. Poi il Giunto, che prenderebbe il nome da Cardano, mago rinascimentale, e il differenziale, o Ruota della Differenza, che con maestoso senso della Bellezza distribuirebbe le forze cosmiche sulle Ruote della Gloria e della Vittoria, posteriori.

"«La lettura è coerente. E il cuore del Motore, sede dell'Uno, Corona?»

«Ma basta leggere con occhi da iniziato. Il Motore Sommo vive di un moto di Aspirazione e di Scarico. [...] Il Pistone discende dal Punto Morto Superiore al Punto Morto Inferiore mentre il Cilindro di riempie di energia allo stato puro [...] per risalire e generare la Compressione Massima. È lo Tzimtzum. E a questo punto ecco la gloria del Big Bang, lo Scoppio e l'Espansione. Scocca una Scintilla, la miscela sfolgora e avvampa.»"

Tralasciando altre conclusioni, di carattere teosofico, mi sembra doveroso leggere questa ambiziosa allegoria come una sonora presa in giro verso quegli ingegneri, cantori del progresso e delle macchine, che tendono a divinizzare un oggetto, seppur complesso e potente, con un'applicazione nella vita reale tutt'altro che mistica, anzi se vogliamo sporca e puzzolente.
La dimensione del ridicolo è ben colta da entrambi gli interlocutori.

"«Per domani preparo un'interpretazione mistica dell'elenco telefonico...»

«Sempre ambizioso il nostro Casaubon. Badi che lì dovrà risolvere il problema insondabile dell'Uno e dei Molti. Meglio andare avanti con calma. Si veda prima il meccanismo della lavatrice

«Quello parla da sè. Trasformazione alchemica, dall'opera al nero all'opera più bianca del bianco.»"  
brani tratti da U.Eco, Il Pendolo di Foucault, Milano 1988, XXVII ed.Tascabili Bompiani, pagg. 399-402 (cap. 66)


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